martedì 18 ottobre 2016

Dei dubbi dello scrittore che sta per andare in Germania


Ho già in mente a grandi linee (molto grandi) i miei prossimi racconti (pensavo a qualcosa di ambiente veneziano, che piace sempre tanto) e potrei anche mettermi alla tastiera per pubblicarli alla svelta in quanto, grazie al mestiere che ho fatto e che ancora mi diverto a fare per gli amici di questo blog, ho imparato da tempo a scrivere velocemente, giacché questa per un comunicatore è la condizione primaria per la sopravvivenza in azienda. Non tanto per la faccenda del leone e della gazzella che si svegliano alla mattina e dopo aver pensato: "Ma che due palle, però... non si può farne a meno? Devo ancora fare colazione…" sanno che dovranno correre fino a sera per sopravvivere, quanto perché è regola dei Grandi Capi Megagalattici man mano che riesci a soddisfare le loro richieste quella di alzarti sempre più l’asticella delle performance attese. Dunque, se sei riuscito, facendo i salti mortali, a consegnargli venti cartelle di un discorso in due ore, puoi star certo che il giorno dopo te ne richiederà altrettante dandoti un’ora di tempo per scriverle. Di solito l'alternativa che hai di fronte è procedere immediatamente ad una ricca spremuta di meningi sperando che la Dea del déjà vu e dell'ovvietà ti sia ancora amica o ringraziare chi ha inventato il "copia e incolla", che tanto i precedenti discorsi mica se li ricorda e la zuppa è sempre quella. Altrimenti, nel caso di horror vacui improvviso davanti allo schermo o al foglio ancora bianco per sindrome da carenza creativa oppure dell’arrivo di un soprassalto di orgoglio che ti induca a rammentargli che il tuo ruolo in azienda non è necessariamente quello di scriba del faraone è bene prendere in considerazione la prospettiva di avviare in un breve lasso di tempo una nuova attività con un ampio ventaglio di prospettive che andranno dallo scrivere necrologi, oroscopi, i cinema in città, le previsioni meteo e le cronache di cresime e comunioni per i bollettini parrocchiali oppure fare concorrenza a quello che lava i vetri al semaforo (sempre che accetti le regole del libero mercato).

La mamma è quella persona che la porti al ristorante a Vienna
e ordina sempre cose strane, che poi guarda perplessa.

Questo sproloquio iniziale mi serve per dire che non so se i racconti che ho in mente sia meglio scriverli ora o tra un po'. Infatti, la mia incertezza odierna deriva dal fatto che sono di fronte ad una novità interessante che potenzialmente può scombinare tutti i miei piani editoriali. Infatti, tra qualche settimana e dopo tanti rinvii avverrà il nostro atteso sbarco in Germania, per visitare finalmente la casa in cui da un anno abita nostro figlio a Düsseldorf. Questo mi ha richiamato alla mente le vicende di quattro anni fa, quando l'elfa (la mia diletta consorte) con una mossa di blitzkrieg da fare impallidire Rommel aveva deciso di effettuare in anticipo la minacciata Ispezione Generale di Primavera all'appartamentino viennese di mio figlio, che allora stava conseguendo il master specialistico presso la WU Wirtschaftsuniversität Wien. Pertanto, le prime cronache danubiane mi avevano già regalato l'espressione di mia moglie quando dopo aver affidato al giovanotto l'incarico via Skype di trovarle un albergo vicino, confortevole e a buon prezzo (che lei è notoriamente di braccino corto) a prenotazione avvenuta e pagata si era sentita chiedere: "Mamma, ti crea problemi se l'albergo è nel quartiere a luci rosse?". Che poi è simile alla mia espressione di qualche giorno fa, quando, dopo aver comunicato al giovanotto il nome dell’albergo di Düsseldorf che avevamo scelto mi sono sentito rispondere con aria divertita “Bingo! Hai beccato proprio la Little Turkey, il quartiere turco della città. Complimenti, non era facile…”. 

La mamma è quella persona che tu la porti nei migliori bar
ma "A Vienna il cappuccino non lo sanno proprio fare"

Ad ogni modo, scommetto una birra con i miei amici su Facebook che la prima cosa che mia moglie farà entrando nell'appartamento di mio figlio sarà quella di passare il dito sul primo mobile che incontrerà e dire "Va bene che lavori, ma un minutino almeno al sabato per togliere la polvere proprio non lo si trova, vero?". Mi piace vincere facile, anche perché ricordo come fosse oggi il giorno in cui l'elfa, affascinandomi con le sue arti seduttive, prese possesso manu militari della mia minuscola casetta da single con vista sui tetti dell'Arsenale che a me pareva tanto linda e ordinata, ma a lei no. Di conseguenza mi fu subito chiaro come il suo proposito di ribaltarmela da cima a fondo non fosse una boutade ma andasse preso alla lettera. E siccome la forza del tornado elfico dopo alcuni raid nella sua stanza qui a casa e perfino quando era in stage nella sua lontana dimora di Casorate Primo (Pavia) è nota anche a lui, già vedo il mio erede impegnato nei prossimi giorni a strofinare affannosamente il lavabo del bagno con il Viakal o sento già il suo grido affranto "No! il forno no!" mentre si avvinghierà allo sportello come le casalinghe nei migliori caroselli (sempre che il furbacchione non abbia il microonde). Che poi quel che capita oggi a mio figlio era successo anche a me con mia madre che da spudorata incantatrice di serpenti qual'era, avendo corrotto il portiere del nostro residence padovano che come Cavour non era insensibile al grido di dolore e ad offerte in denaro ed essendo quindi in possesso di una copia delle chiavi, eseguiva ogni tanto dei blitz a sorpresa nel nostro appartamentino da studenti per il ristabilimento dell'igiene e dell'ordine pubblico. Ma anche per rifarci i letti (la cuccia del cane, come li definiva lei) e lasciarci piatti di tortellini fumanti (e lì va bene) ma pure per svuotarci l'armadietto dei liquori lasciandoci al loro posto l'immagine di una bandierina pirata (le pittrici sanno disegnare) per buttarci i Playboy nella pattumiera (che poi nel paginone centrale della Playmate ci trovavi la buccia di zucchina) e per lasciarmi un bigliettino sulla foto di Donatella che tenevo vicino al letto con su scritto:"Carina! Hai buon gusto. Quando me la presenti?". Perché per queste faccende domestiche il rapporto madre-figlio si tramanda immutato attraverso le generazioni.

La mamma è quella persona che anche la casa da single del papà,
 appena ci ha messo piede l'ha ripulita da cima a fondo

Così, ricordo bene quel lunedì sera di quattro anni fa quando appena l'Euronight per Vienna aveva preso il largo cigolando dalla stazione di Mestre avevo contattato l'erede confermandogli: 

A) che la madre era partita (e ora erano cavoli suoi)
B) che era salita sul treno già con la luna storta accusandomi di averla indotta a scegliere le scarpe sbagliate e che per colpa mia probabilmente avrebbe avuto freddo ai piedi.
C) che si era portata la guida di Vienna del Touring da leggere in treno, dunque sarebbe giunta preparatissima e agguerrita.
D) che era convocato tassativamente per le ore 08.10 in punto alla Westbanhof

Inoltre, gli avevo domandato, visto che per uno che si stava specializzando in logistica avrebbe dovuto essere una banalità, quale programma avesse redatto per le giornate viennesi di sua madre, magari visualizzandomelo in un file di Excel sotto forma di diagramma di Gantt.  Subito dopo, l'avevo lasciato snocciolare tutta una serie di edificanti e ben congegnate visite a musei, palazzi imperiali e chiese varie, ivi comprese un paio di birrerie storiche tra le quali la celeberrima 7Sternbrau, la degustazione dell’originale Sachertorte e una passeggiata per le vie dello shopping elegante (questa messa non a caso nella speranza che ci scappasse il paio di jeans firmati per lui). 
Tutto questo prima di annunciargli perfidamente : "Scusa, è tutto bello... ma vedo che hai dimenticato una cosa fondamentale."
"Che cosa? Manca solo la casetta degli gnomi al Prater e poi le ho fatto vedere tutto..." 
"Figliolo, mi meraviglio che tu non ci abbia pensato. Lo sai che la mamma vuole ballare tango, vero?
Tutto ciò per godermi il suo atteso: "Cooosa?Ma che ca... stai scherzando, spero." e replicargli "No, affatto, sono serissimo... si è messa un paio di scarpe in valigia e anche un abito da sera. Vedi tu...". Purtroppo è stato un vero peccato che non fosse collegato con la webcam perché di sicuro mi sono perso il suo pallore improvviso, tanto da indurmi a creare l'hashtag  #Gianmarcostaisereno 

Alla fine, però la temuta e anticipata ispezione di primavera dell'elfa al nostro giovane erede e ai suoi possedimenti si è rivelata tutto sommato inoffensiva. Infatti, da quel che in seguito mi è stato raccontato, la consorte, approfittando spudoratamente della sua guida quasi indigena, si è divertita parecchio, si è ben nutrita e ha visto tutto quello che doveva vedere, dalla nuova sede in stile astronave aliena della WU Wirtschaftsuniversität Wien, al castello di Schönbrunn, dalla palazzina del Belvedere, al duomo di Santo Stefano e dalle birrerie più di tendenza tra gli studenti alle vie dello shopping elegante che natürlich hanno richiesto il giusto tributo alla sua carta di credito sotto forma di due maglioncini, una giacchetta in lana cotta e non ricordo cos'altro. 

La mamma è quella persona che tu la porti a mangiare la vera Sacher
e lei ti dice "Buona, ma avrei messo una marmellata diversa"

Dopo una settimana di soggiorno viennese i miei due amori sono rientrati a Venezia in treno assieme e subito, appena è stato possibile farlo senza orecchie elfiche indiscrete, ho chiesto lumi al giovanotto su come avesse fatto a cavarsela tanto bene con la nostra inflessibile beneamata (che anche dai figli si ha sempre da imparare). Così ho appreso che scegliendo una tattica ammirevole e da adottare senz'altro aveva deciso di giocare d'anticipo come quei difensori che temendo l'attaccante avversario gli timbrano subito la caviglia al fischio d'inizio per metterlo in soggezione. Dopo aver recuperato la madre alla stazione di buon mattino l'aveva portata subito a visitare il suo alloggio e a posare la valigia nell'attesa che fosse disponibile la stanza d'albergo, ma però l'aveva stoppata sulla porta d'ingresso dicendole con tono severo: "Mamma, prima di farti entrare in casa mia ti informo subito che qui ci sono due regole su cui non transigo: la prima è che non si fuma nemmeno la sigaretta elettronica e la seconda è : togliti le scarpe prima di entrare e metti le pantofole perché non voglio che mi righi il pavimento con i tacchi." . 

La mamma è quella persona che quando arriva sei felice
di ospitarla nel tuo spartano salottino viennese

Dopo questo inatteso attacco preventivo l'elfa, spiazzata e intimidita, è rimasta quieta per qualche tempo, limitandosi ad aprire una banale procedura d'infrazione per un capello rinvenuto nel piano doccia. Subito dopo, tuttavia, incalzato dalla mia curiosità l'erede ha ceduto confessando. "Papà, non vedevo l'ora che finisse questa settimana. Tu la mamma la chiami l'elfa perché tira con l'arco, ma sei sicuro che non sia una troll? Guarda che ne ha tutte le caratteristiche. Non è stata ferma un minuto e mi ha stroncato... avevo intenzione di lavorare sul report che devo presentare a marzo, ma non c'è stato verso. Voleva andare dappertutto. Mi ha risparmiato solo la ruota del Prater ma perché era ferma per manutenzione. Poi mi ha fatto diventare matto perché voleva che la portassi a mangiare il kaiserschmarrn che mica lo so io dove sono i ristoranti che lo fanno, che al massimo quando non ho voglia di spignattare o non ho nulla in frigo mangio in mensa o dal kebabbaro davanti all'ostello. Alla fine, per fortuna, sono riuscito a trovarglielo, ma pensa che l'ho portata perfino all'Hotel Sacher ad assaggiare la Sachertorte originale e lei ha detto che sì, era buona, ma si poteva fare meglio, che a lei il fondente non piace e comunque avrebbe messo un altro tipo di marmellata. Capisci? Quelli l'hanno inventata così e lei gliela modifica! Poi, con la scusa di studiarne l'arredamento per i suoi bar ha voluto entrare in una caffetteria Starbucks e si è ordinata un tè, che è come entrare in un'enoteca e chiedere una camomilla...ma ti rendi conto?". 

All'epoca, mi sono divertito come fossi riflesso in uno specchio, ad ascoltare lo stupore di un figlio alle prese con la mia realtà quotidiana, e pertanto figuratevi se non pregusto già la nostra visita tedesca.

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